Lo sport nelle Acli: storia della pietra da 5 kg, di Sordi e dell’Us

La storia racconta che fin dalla loro fondazione i Circoli Acli, nel clima sofferente del primo dopoguerra e ben prima della costituzione dell’Us Acli, organizzano un gran numero di iniziative nel campo dello sport.

Il settore sportivo trova da subito collocazione nell’ambito della “ricreazione sociale“: “Il lavoratore – si legge in un opuscolo del 1945 – dopo una giornata o una settimana di lavoro rude, spesso sacrificato, ha diritto a qualche ora di svago sano, che gli ritempri le forze del corpo e gli rassereni lo spirito”.

Viene dunque creato, in sede centrale, il Centro sportivo Acli, aderente al Csi, ed è un fiorire di iniziative, in primo luogo nelle discipline raccomandate: ciclismo, marcia, gare atletiche con “corsa di velocità, salto in lungo con rincorsa e getto di una pietra di kg 5”, calcio, pallacanestro, alpinismo, nuoto, “boccie” e tamburello.

Le Acli sono così attive nella pratica sportiva che meritano, nel 1951, la lunga citazione degli “inseguitori” nel noto film di Alberto Sordi “Mamma mia che impressione”.

I primi passi per l’organizzazione di una struttura autonoma si hanno già alla fine del 1955. Il vicepresidente nazionale delle Acli Giuseppe Rizzo, sotto la presidenza di Dino Penazzato, formalizza nella seduta del Consiglio di Presidenza centrale del 21-22 dicembre la proposta di costituzione della sigla “ACLI-Sports”. In quegli anni, però, l’attività dell’associazione è talmente in espansione ed occupa così tanti campi che il processo prende tempi lunghi.

La denominazione Unione Sportiva Acli compare per la prima volta nel 1958. Il Consiglio nazionale del 23-24 novembre di quell’anno approva un documento in cui si dichiara che “per lo sport occorre costituire una nostra organizzazione in campo nazionale (Unione Sportiva ACLI) con opportune articolazioni in sede provinciale e locale”. Si specifica che “particolari intese con gli organi sportivi potranno facilitare e regolamentare le nostre iniziative sportive dilettantistiche”.

Si arriva dunque alla Presidenza centrale del 9-10 marzo 1961, sotto la breve presidenza di Ugo Piazzi, per avere una bozza dello statuto dell’Unione sportiva Acli: Rizzo chiede la delega per procedere ad un rapido esame.

Nel dicembre 1961 Livio Labor diventa però Presidente nazionale delle Acli. L’incarico di seguire la costituenda associazione sportiva viene tolto a Giuseppe Rizzo ed affidato a Carlo Borrini.

Ma anche questa volta la macchina è lenta a muoversi. Ne è testimonianza il documento di conclusioni dell’Assemblea nazionale dei Quadri dirigenti che si svolge a Roma dal 19 al 21 ottobre del 1962 in cui si ribadisce che “sul piano operativo interno l’Unione sportiva ACLI debba rapidamente definire la lodevole iniziativa in atto di darsi propri organi direttivi in grado di assicurare, in stretta sintonia con tutto il Movimento, la formulazione di precisi programmi operativi e la loro più rapida attuazione sulla base di quanto viene richiesto, con crescente pressione, dai lavoratori associati”.

La prima Assemblea nazionale dell’Unione sportiva Acli si svolge a Roma nei giorni 19 e 20 marzo 1966. Presidente viene eletto Carlo Borrini. Nella mozione conclusiva l’Assemblea dà “atto alla Presidenza di aver impresso, in questi ultimi tempi un notevole impulso all’U.S.-ACLI organizzando in una struttura centrale e periferica le varie iniziative che gruppi e società di base da alcuni anni avevano spontaneamente promosso e svolto”. La mozione sottolinea inoltre come “non possa essere ignorata dagli organi competenti la funzione prettamente educativo-sociale dell’U.S.-ACLI, da considerare con responsabile attenzione per la natura e le finalità quale Ente Nazionale di Propaganda Sportiva”.

Il documento approvato dal Comitato Esecutivo delle Acli nella seduta del 26 maggio 1967 chiarisce che l’attività dell’Us Acli rappresenta un “organismo specifico” del più ampio Ente Nazionale Acli Ricreazione Sociale (ENARS), al pari del Centro Turistico Sociale e dell’Unione Nazionale Arte e Spettacolo Popolare.

L’XI congresso nazionale delle Acli di Torino del 19-22 giugno 1969 traccia il punto quantitativo: 302 società affiliate nel 1966, 516 nell’anno successivo e 686 nel 1968. La presenza è maggiore a Roma (42 società), Vicenza (34), Cosenza (34), Genova (31), Reggio Calabria (29), Chieti (26), Torino (21), Ascoli Piceno (20). Quattro società sono in Belgio e una in Svizzera. Nella relazione generale della Presidenza nazionale si legge che “come è noto, l’Ente sportivo ha avuto le sue origini nel 1960 ma soltanto nel 1966 ha attuato una propria struttura centrale e periferica con la convocazione della 1° Assemblea Nazionale”. L’Us Acli risulta ancora formalmente una sezione dell’Enars.

Nel dicembre del 1969 si svolge la II Assemblea nazionale sul tema “Società democratica e Sport”: viene eletto presidente nazionale Marino Carboni, che diventerà poi presidente nazionale delle Acli nei difficili anni dal 1972 al 1976.

La III Assemblea dell’Us Acli si svolge nel gennaio 1973 sul tema “L’impegno dell’U.S. ACLI, movimento di base, per l’affermazione dello Sport sociale” ed elegge presidente Aldo De Matteo.

Il Consiglio nazionale del Coni, nella seduta del 24 giugno 1976, delibera il riconoscimento dell’Unione sportiva Acli come Ente di propaganda sportiva. La comunicazione inviata all’Ente il 15 febbraio del 1977 (sette mesi dopo la delibera a seguito dei 180 giorni richiesti dal Coni per l’approvazione degli statuti e dei regolamenti interni) utilizza invece la dicitura “Ente di promozione sportiva”.

L’autonomia completa dell’Us Acli si avrà solo nel 1983 con il VI congresso nazionale di Catania. Pino Bendandi sarà il presidente nazionale di questa nuova stagione dell’Unione sportiva Acli.