Ad Imola il convegno “aclistico” con Fanfani sulla cassetta

Il 24 aprile del 1949 si svolge ad Imola il “Grande convegno aclistico interregionale” organizzato dal Comitato provinciale delle Acli di Bologna che punta a coinvolgere “le forze vive del lavoro cristiano del Nord-Italia dal Veneto alle Marche, dalla Lombardia alla Toscana, dall’Emilia a Trieste”.

La formulazione è quanto mai originale anche per il tempo, a partire dal termine “aclistico”: allora, come ora, si soleva dire “aclista”. Proprio il settimanale Azione Sociale del 3 aprile 1949 annuncia il convegno con un titolo a tutta pagina in cui provvede subito alla correzione.

Anche la stessa definizione di Nord-Italia, utilizzata nel volantino, comprende regioni come le Marche che difficilmente sono collocabili in quell’area geografica del Paese. Inoltre mancano, singolarmente, Piemonte e Liguria.

Il convegno è organizzato “sotto l’egida del Centro nazionale A.C.L.I. con l’adesione di S. E. il Sottosegretario al Lavoro La Pira, Presidente del Comitato d’onore”. E’ annunciata la partecipazione del Ministro del Lavoro Amintore Fanfani e del Presidente nazionale delle Acli Ferdinando Storchi.

Lo slogan scelto per l’iniziativa è emblematico: “Cristo all’operaio e l’operaio a Cristo”.

Il volantino di presentazione annuncia che “è il primo grande avvenimento che si attua in Italia!” e riconosce che “per il tempo e per il luogo rappresenta, senza dubbio, un atto di forza e di ardimento, ma soprattutto un atto di Fede nell’idea sociale cristiana che non può morire”.

Il riferimento al tempo è comprensibile: siamo nel primo dopoguerra e anche lo stesso viaggio può essere un problema, figurarsi una manifestazione che si pone l’obiettivo di raccogliere migliaia di persone. Meno chiaro è, all’apparenza, il riferimento al luogo che, però, si svela con un passo del citato articolo di Azione Sociale: “Quel giorno nella Piazza Maggiore della città ospitante le ACLI dovranno affermare in modo solenne la loro vitalità e dire alto e forte, in quella rocca potente del comunismo, che “Dio non muore” e che l’operaio, non ostante tutto, sta ritrovando la strada di Cristo”.

Dopo il successo della Dc nelle elezioni politiche dell’aprile 1948, l’assalto alle roccaforti comuniste non conosce ostacoli. Il Fronte Democratico Popolare, che riunisce comunisti e socialisti, alle politiche ottiene a Bologna il 44,3 % dei voti, perdendo quasi 20 punti percentuali rispetto alla precedente consultazione del 1946. La Democrazia cristiana, invece, raddoppia i suoi consensi arrivando al 36% dei suffragi.

Il clima di scontro politico-sindacale di quei mesi raggiunge vette mai viste e proprio le Acli, a Bologna, hanno un loro martire. La sera del 4 novembre 1948 Giuseppe Fanin, segretario provinciale delle Acli Terra, viene aggredito da tre persone mentre rientra a casa a S. Giovanni in Persiceto e muore. Il mandante è il segretario della locale sezione Pci di e i tre esecutori sono tutti militanti del partito. Una delegazione della manifestazione di Imola, al termine dell’evento, si recherà proprio sulla tomba di Fanin per deporre un mazzo di fiori.

L’organizzazione dell’iniziativa è curata nei minimi dettagli. Per accedere al convegno, partecipare al corteo, visitare gratuitamente i musei e le gallerie della città e “ottenere la consumazione dei pasti, presso qualsiasi Ristorante, a prezzi modici”, è necessaria una tessera personale che costa trenta lire (il corrispondente di un caffè). Ne vengono inviate preventivamente ai circoli ed alle sedi provinciali interessate. Quella che qui presentiamo ha il numero di serie 62499. Azione Sociale, nel numero del 1 maggio 1949, parlerà di “migliaia di lavoratori” dalle regioni interessate ed anche di persone giunte “da Foggia e da Bolzano”.

Se nel primo volantino si accenna alla necessità che “la manifestazione in oggetto non abbia a riuscire una semplice parata esteriore di poco conto”, all’approssimarsi della data dell’evento la comunicazione si fa più pressante.

Il 3 aprile del 1949 parte il volantino che presentiamo, firmato dagli assistenti delle Acli di Imola e dell’Emilia Romagna, indirizzato al clero locale affinchè “nell’ambito della Sua giurisdizione cominci a porre in fermento gli iscritti alle ACLI della Sua Parrocchia e i lavoratori di sentimenti cristiani per spingerne all’adesione e all’intervento il più gran numero possibile”.

“Se il Convegno riuscirà, come è nelle nostre speranze, – scrivono don Martelli e don Barozzi – l’impulso all’azione susseguente sarà efficace tanto da poter rappresentare forse l’inizio d’un radicale capovolgimento dell’odierna insostenibile situazione. Se riuscirà male, tutto può venire compromesso” (in neretto anche nel testo originale).

A dar manforte al presidente del comitato organizzatore, il presidente delle Acli di Imola Enea Gagliardi, arriva ai presidenti provinciali e di Circolo anche una comunicazione a firma dell’onorevole Giovanni Bersani, già autorevole esponente di rilievo nazionale e presidente regionale delle Acli dell’Emilia Romagna.

Oltre a ribadire la necessità della partecipazione e del sostegno economico, Bersani tiene a precisare che “il Convegno deve essere contenuto nello spirito di una grande manifestazione di fede prettamente Aclistica (sic), lungi da ogni lontana parvenza politica. Il Convegno dovrà affermarsi come una festa di pace, di amore e di cristiana fratellanza”. Ma è dello stesso testo quel passaggio che abbiamo già visto, riportato dal giornale nazionale delle Acli, circa lo svolgimento in una “rocca potente del comunismo”.

Lo stesso articolo di resoconto della manifestazione pubblicato da Azione Sociale ha un attacco di chiaro stampo anticomunista: “L’Emilia è rossa per modo di dire: i gerarchi sono rossi e quindi tutto si svolge sotto questa copertina la quale è risultata apocrifa già per l’esito di alcune agitazioni, mentre la manifestazione di domenica portò a galla una inattesa grandiosa aspirazione a ben altri principi che quelli del bolscevismo”.

Il programma dell’evento prevede nella cattedrale la Santa Messa celebrata dal vescovo coadiutore monsignor Benigno Carrara e, alle ore 10, il corteo per le vie della città con la banda in testa fino a piazza Matteotti e qui, dal balcone del Municipio, il discorso del presidente nazionale delle Acli Storchi e del ministro del Lavoro Amintore Fanfani. Alle 14,30 è invece prevista, al Cinema Italia, la riunione di tutti i dirigenti delle Acli e, alle ore 16, una “solenne Funzione di ringraziamento in Cattedrale”.

L’intervento di Fanfani è memorabile: “Narra il Vangelo che per vedere Cristo passante sulle vie della Palestina un piccolo uomo, Zaccheo, montò su un albero. Il vostro Ministro del Lavoro per vedervi, per abbracciarvi tutti, ha voluto rimediare alla sua piccola statura montando su una cassetta… Come i nostri amici di Reggio Emilia scrivono nel loro cartello, noi non siamo né timidi né pochi. Non è una provocazione la nostra. Siamo venuti in questo centro non per provocare ma per poter parlare anche a coloro che non ci amano o che ci avversano. Siamo venuti qui perché gli altri non vengono verso di noi ed il nostro amore ci porta verso loro”.

Come recita il sommario di Azione Sociale, Fanfani annuncia “Per i disoccupati: terra e lavoro. Per gli invalidi: assistenza. Per chi ha cervello e volontà: scuole. Per chi lavora: retribuzione degna dell’uomo”.

“Degli innegabili passi sono stati compiuti – conclude il ministro Fanfani – ma è venuto il momento di correre. Qui non si tratta di essere di sinistra o di destra; qui si tratta di leale osservanza degli impegni che col popolo italiano abbiamo preso: qui si tratta di bene e di salvezza comune. Se per tener fede ai nostri impegni qualcuno dei votanti a nostro favore il 18 aprile si allontana, pazienza. Pensi, chi a questo pensiero si affligge, che per ogni ricco epulone che si allontana milioni di sofferenti verranno a noi. Alla conversione del ricco epulone penserà la grazia di Dio. A noi Dio ha affidato la missione di convertire le folle dei poveri lazzari”.

Scarno il resoconto di Azione Sociale sull’intervento del presidente nazionale delle Acli Storchi: “Dopo avere dichiarato che ‘nonostante tutto è questa idea cristiana che stringe gli uomini con vincoli di pace vera’ ha affermato che ‘poiché al disopra di tutti gli uomini c’è Cristo’ i lavoratori debbono amarsi l’un l’altro ‘rinnovando il messaggio cristiano’”.

“Migliaia e migliaia – conclude il giornale delle Acli – furono i lavoratori adunati alla manifestazione interregionale di Imola. L’incontro entusiastico ha suscitato irrefrenabile gioia in tutti i convenuti e fu sopratutto un premio rimuneratore ai lavoratori emiliani per le loro innumerevoli oscure fatiche. Ancora una volta è esplosa chiara e inconfondibile la grande aspirazione degli uomini a non essere più schiavi dacchè il lavoro umano è stato riscattato dalle oppressioni e rivendicato al cristianesimo come elemento di dignità morale”.