Gesù divino Lavoratore: quando Pio XII non fece felici le Acli

In occasione del loro decennale, le Acli avrebbero desiderato la consacrazione del 1 maggio a Gesù divino lavoratore e non, come fece Pio XII, a S. Giuseppe artigiano.

 

 

Il sant’Uffizio, come racconta padre Aurelio Boschini, impedì l’assegnazione per evitare strumentalizzazioni classiste.

E sì che molti vescovi e parroci aclisti, in previsione dell’evento, avevano già intitolato nuove chiese a “Cristo divino lavoratore” o “Gesù divino lavoratore” (che oggi ancora troviamo in tutta Italia).

Le Acli tentarono ancora di avere un “Cristo lavoratore” l’anno successivo, il 1956, in occasione della festa del 1° maggio internazionale dei lavoratori.

Mons. Montini, divenuto nel frattempo arcivescovo di Milano, benedì la statua del “Gesù divino lavoratore”, alta 135 cm, in bronzo dorato, realizzata da Enrico Nell Breuning.

La statua partì da piazza Duomo in elicottero per arrivare sul sagrato della basilica di San Pietro, accolta proprio da Pio XII, alla finestra del suo appartamento (in verità venne trasportata a Linate, da lì spedita a Ciampino e di nuovo sollevata da un piccolo elicottero per arrivare nel cuore di Roma).

 

 

L’immagine della statua trasportata dall’elicottero ispirerà anche una sequenza del film “La dolce vita” di Federico Fellini.

 

 

Il giorno successivo (2 maggio 1956) una “delegazione intercontinentale”, guidata da Dino Penazzato, si recò in udienza dal Papa per la benedizione della statua che venne salutata dal pontefice ancora come immagine di San Giuseppe.

A seguito di una coraggiosa precisazione di monsignor Luigi Civardi, Pio XII finalmente riconobbe: “Si, ecco, Divino Lavoratore può essere accettato”.

La statua venne successivamente destinata all’erigenda chiesa romana intitolata proprio a Gesù Divino Lavoratore, voluta e finanziata dalle Acli (a meno di un chilometro dalla attuale sede nazionale di via Marcora).

Probabilmente il Cristo non fu mai portato nella nuova chiesa. Testimonianza dirette lo ricordano nei magazzini della sede di via Monte della Farina e, poi, di via Marcora.

Qui, per molti anni, sulla base di una tradizione orale imprecisa, la statua tornò ad essere identificata con San Giuseppe.

Solo il 23 maggio 2015, nel corso dell’incontro in Aula Nervi con Papa Francesco, il pontefice è tornato a benedire quella che le Acli hanno definitivamente indicato come statua di Cristo Lavoratore.