Maria Federici: prima delegata centrale femminile delle Acli

Nella riunione del 19 marzo 1945 la prima commissione centrale provvisoria delle Acli costituisce una commissione femminile (le donne iscritte sono 13.000) e a presiederla viene chiamata Anna Maria Federici Agamben.

Maria Agamben è donna per molti versi straordinaria. Nata a L’Aquila nel 1899 da una famiglia di origini armene, si laurea in Lettera a Roma e intraprende la carriera di insegnante. Nel 1926 sposa il commediografo Mario Federici.

A seguito delle imposizioni del regime fascista, la famiglia Federici decide di allontanarsi dall’Italia. Nel 1929 la coppia si reca prima a Sofia, quindi in Egitto e poi a Parigi. Qui Anna Maria stabilisce i primi contatti con gruppi di fuorusciti antifascisti.

L’esperienza parigina le fa anche prendere conoscenza del pensiero cristiano sociale di Mounier e Maritain.

Le vicende della guerra la riportano nel 1939 in Italia. Dopo l’8 settembre 1943 prende parte alla Resistenza a Roma nell’associazione “Piazza Bologna” che fornisce assistenza ai perseguitati politici. Organizza anche presso la Chiesa di Santa Croce al Flaminio un centro di assistenza ai reduci ed ai profughi. Si impegna nell’Unione donne di Azione cattolica di Roma di cui è responsabile Maria Rimoldi. E’ proprio Rimoldi che la propone come delegata femminile delle Acli.

Nel suo breve incarico di prima delegata centrale del movimento femminile delle Acli, Maria Federici organizza, dall’11 al 15 agosto 1945, a Roma, il “Convegno nazionale per il lavoro femminile”.

Si tratta di una iniziativa davvero coraggiosa. La realizzazione di un convegno femminile a pochi mesi dalla fine della guerra è un progetto molto azzardato: per alcune partecipanti, oltre al problema di allontanarsi dalla famiglia, sono necessari tre giorni di viaggio per arrivare nella Capitale. Ma Federici è risoluta: “Nei mesi scorsi ogni volta che si sfiorava il problema del lavoro femminile, ci urtavamo contro molti ostacoli… Per superarli bisognava incontrarsi. Incontrarsi con le dirigenti e con coloro che aspiravano a diventarlo, di tutte le province, mettere insieme le nostre esperienze, le nostre speranze, il nostro lavoro”.

In una intervista rilasciata a “La Discussione” nel febbraio 1978, Maria Federici aveva voluto ricordare il clima di fervido entusiasmo e di partecipazione delle lavoratrici cristiane in quell’agosto ’45: “Erano giunte a Roma, provenienti dalle diverse regioni, con mezzi di fortuna, molte con dei camions con i quali avevano affrontato un viaggio in cui la scomodità era superata solo dalla estrema precarietà. Sapevano che Roma non avrebbe potuto offrire loro una ospitalità neppure sufficiente, e per questo talune avevano portato con sé qualcosa da mangiare, un frugale pasto che le avrebbe poste in condizioni di autosufficienza”.

Proprio come rappresentante del settore femminile delle Acli partecipa, nell’inverno tra il 1944 ed il 1945, ai lavori preparatori di fondazione del Cif (Centro italiano femminile) di cui diviene primo presidente nazionale.

Come ricorda Paola Gaiotti Di Biase: “In entrambi i luoghi (Acli e Cif) ella svolge una funzione di stimolo, di sprovincializzazione, di svecchiamento culturale prima ancora che politico, che non può essere trascurato”.

Il 2 giugno 1946, nelle liste della Dc, è tra le 21 donne elette all’Assemblea costituente (su 556 membri). Nel 1948, nella prima legislatura del parlamento repubblicano, è eletta alla Camera dei deputati nel collegio di Perugia.

Nel 1947 fonda l’Anfe (Associazione nazionale famiglie emigrati), della quale rimane presidente fino al 1981, e si occupa a lungo dei problemi dell’emigrazione.

Nel 1957 pubblica “Il cesto di lana”, rarissima autobiografia relativa all’esperienza del primo dopoguerra in cui sottolinea il ruolo di subordinazione delle donne, riafferma i sottaciuti meriti delle donne durante la Resistenza, mette a confronto la concezione cattolica e quella marxista e, nel condannare decisamente la seconda, afferma la visione di una nuova donna, posta su un piano paritario rispetto all’uomo, pienamente partecipe e protagonista della vita sociale e politica.

Anna Maria Federici Agamben muore a Roma il 28 luglio 1984.