Acli di Arezzo contro il modello delle fondazioni

Le Acli di Arezzo esprimono contrarietà al progetto del Comune capoluogo circa la nascita di due nuove fondazioni destinate a coesione sociale e istruzione che, aggiungendosi a quelle già esistenti in cultura e turismo, avrebbero l’effetto di esternalizzare due ulteriori funzioni di competenza diretta dell’amministrazione.

Trattandosi infatti di ambiti strategici nelle politiche comunali, l’associazione ritiene una forzatura prevedere la delega ad un ulteriore soggetto perché la gestione, gli orientamenti e il coordinamento delle attività dovrebbero restare di diretta competenza dei rappresentanti delle istituzioni scelti dagli elettori.

“L’esternalizzazione – spiega Luigi Scatizzi, presidente delle Acli provinciali di Arezzo – è possibile in settori produttivi e senza impatto sociale, dunque occorre innanzitutto che venga chiarito il disegno strategico complessivo che motiva la nascita di due nuove fondazioni: prima di andare avanti con questi progetti, invitiamo la giunta a confrontarsi con le realtà attive in istruzione e sociale per conoscere il loro parere. La creazione delle fondazioni, inoltre, fa perdere di vista la visione d’insieme politico-amministrativa aumentando i rischi di inefficienze, sovrapposizioni e sprechi, oltre a causare una perdita di importanti funzioni di cui il controllo e l’esercizio devono rimanere esclusivamente pubblici“.

In ambito sociale, le Acli di Arezzo richiedono risposte rapide sulle strategie per la gestione dei nuovi bisogni e delle situazioni di crisi causate dall’emergenza sanitaria. Il recente “Rapporto sulle povertà” della Caritas, in questo senso, rappresenta un fondamentale punto di partenza per comprendere le priorità da assumere, con il coinvolgimento del terzo settore che potrebbe risultare importante per individuare gli interventi da prevedere in sostegno a persone e famiglie.

La necessità è comunque che la gestione del sociale rimanga di controllo diretto dell’assessorato competente e, per questo motivo, l’associazione chiede la convocazione di una tavola rotonda tra le tante realtà presenti in città, senza delegare il compito a fondazioni e a privati.

Questo passaggio, tra l’altro, potrebbe rappresentare il primo step per l’attivazione di un Forum del Terzo Settore che, già presente in numerose città e già normato dalla Regione, favorirebbe la coprogettazione e la collaborazione fattiva in ambito sociale.

“L’esternalizzazione delle competenze – continua Scatizzi – rappresenta una deriva antidemocratica perché deresponsabilizza le istituzioni e delega importanti funzioni pubbliche, con conseguenze pericolose sullo stesso futuro amministrativo e politico della città. L’istituzione viene infatti svuotata di competenze e mantiene solo ruoli di controllo, con il rischio di favorire la creazione di posti di sottogoverno e di aggirare ostacoli normativi per gli appalti e la gestione delle risorse: le Acli sono fortemente contrarie ad un modello che svilisce le istituzioni soprattutto su temi che interessano direttamente persone e famiglie“.