“Su il sipario”: a teatro con Acli Arte Spettacolo di Padova

Prosegue con successo “Su il Sipario“, rassegna di teatro organizzata da Acli Arte e Spettacolo di Padova, che quest’anno festeggia il traguardo dei vent’anni.

Sette appuntamenti arricchiti dalla quinta edizione del concorso per monologhi teatrali inediti “Monologando”.

Dopo l’appuntamento del 18 gennaio scorso con la storica Compagnia Arlecchino, il prossimo 25 gennaio sarà la volta della Compagnia dei Curiosi con la commedia di Aldo De Benedetti “Due dozzine di rose scarlatte“.

Un mazzo di rose ricevuto dalla persona sbagliata genera incomprensioni, litigi e malumori, fino a mettere in crisi un rapporto di coppia che sembrava saldo e privo di incertezze.

Il 1 febbraio il Gruppo teatrale Il Canovaccio porta in scena “Sinceramente bugiardi“, commedia brillante in due atti di Alan Ayckbour.

Capolavoro della prima stagione del celebre commediografo britannico, la pièce si basa su un banale equivoco e due coppie appartenenti a generazioni differenti.

L’8 febbraio la Compagnia dell’Imprevisto con “El moroso vecio” di Miledi Poppi e Federica Santinello, racconterà di come il primo amore non si scorda mai.

Uno scoppiettante girotondo di equivoci e sorprese che giocano e divertono su com’eravamo, e di come siamo ancora, sorridendo dei nostri difetti e apprezzando i pregi della nostra gente.

Il 15 febbraio si tingerà invece di giallo con “Il delitto perfetto” di Frederick Knott, proposto dal Gruppo teatrale Dimensione arte con la regia di Alberto Frasson.

Il testo ha ispirato Alfred Hitchcock per l’omonimo film.

Il 22 febbraio sarà la volta di una commedia esilarante e piena di colpi di scena che scivola tra equivoci e situazioni paradossali: “È una caratteristica di Famiglia” di Ray Cooney, proposto in rassegna dalla Compagnia teatrale Jonathan’s Performing arts.

La rassegna di teatro si chiude il 29 febbraio con una produzione di Acli Arte e Spettacolo di Padova: “Le due Zittelle” di Tommaso Landolfi adattato per il teatro da Gianluca Meis.

Due anziane e devote “zittelle”, sprofondate nella più tetra e “muffosa” provincia italiana, prigioniere di un’esistenza sulla quale sembra essersi depositata “un’impalpabile polverina grigia”, si confrontano su temi assai sensibili della fede non senza un macabro umorismo di fondo che ben dipinge una società, quella degli anni trenta del novecento, sull’orlo di una nuova catastrofe.